mercoledì 24 aprile 2019

DUE GIORNI SULLA VIA DEGLI DEI

Era da tempo che avevamo in mente di percorrere questa Via in MTB, divenuta così famosa negli ultimi anni. Data una serie di circostanze, abbiamo deciso di intraprendere questa traversata tra Bologna e Firenze durante le ultime festività pasquali. Non senza difficoltà, visto che non è stato semplice trovare un posto per dormire lungo il percorso. In questo lungo ponte pasquale, infatti, moltissimi escursionisti a piedi e in mountain bike, sia italiani che stranieri, hanno deciso di avventurarsi in questi luoghi dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Nata per essere percorsa a piedi in cinque tappe, può essere percorsa anche in MTB, a patto che si seguano opportune varianti. In questo modo si possono evitare i tratti non ciclabili, senza comunque snaturare l’essenza della traversata. Noi abbiamo optato per percorrerla in due giorni, facendo tappa al Passo della Futa, più o meno, quindi, a metà strada tra il capoluogo emiliano e quello toscano.

La carta escursionistica della Via degli Dei - Foto: Elìa Serafini
Ma com’è nata la Via degli Dei? E perché si chiama così? Sul crinale tra Setta e Savena, gli Etruschi percorsero per almeno 4 secoli (VII-IV sec. a.C.) un’antica strada che congiungeva Fiesole con Felsina, al fine di sviluppare i loro traffici e favorire il loro dominio sulla Pianura Padana. Poi i Romani, avendo fondato nel 189 a.C. la colonia di Bononia sui resti dell’antica Felsina, sentirono la necessità di garantire un collegamento con Arezzo e Roma attraverso gli Appennini: sul precedente tracciato etrusco costruirono nel 187 a.C. con il console Caio Flaminio una vera e propria strada romana transappenninica denominata Flaminia Militare. Anche nel Medioevo non si perse l’abitudine di percorrere a piedi o a cavallo questo antico percorso, il più agevole che permettesse di attraversare questo tratto di Appennino. Tuttavia, al lastricato romano caduto presto in disuso e sommerso dalla vegetazione, si sostituì un semplice sentiero, una stretta mulattiera senza pavimentazione, utilizzata dai viandanti che avessero necessità di percorrere questo cammino. La Via degli Dei, percorso ideato alla fine degli anni ’80 del ‘900 da un gruppo di escursionisti bolognesi, ricalca prevalentemente questi antichi tracciati e, tra Monte Bastione e Monte di Fo’, passa accanto ad alcuni pregevoli basolati della strada romana, ora riscoperti. L’origine del nome è dovuto alle località attraversate come Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis, monte di Giove), Monte Venere, Monte Luario (Lua era la dea romana dell’espiazione).

La "Flaminia Militare" - Foto: Elìa Serafini
Torniamo alla nostra traversata: partenza alle 5.05 dalla Stazione FS di Lucca di sabato 20 aprile. Giunti a Bologna alle 7.25, in perfetto orario, ci dirigiamo immediatamente verso Piazza Maggiore da dove, comunemente, ha inizio la Via degli Dei. Foto di rito e si parte, incontrando fin dai primi metri, nel centro storico, altri escursionisti che seguono la nostra stessa direzione. Uscire dalla città non è stato complicato, Bologna è dotata di una buona rete di ciclabili che, in poco tempo, consentono di allontanarsi dal centro (peraltro molto tranquillo a quell’ora) e addentrarsi nella verde campagna circostante, con il Parco della Chiusa di Casalecchio di Reno che segna l’uscita dalla città.

Il Parco della Chiusa - Foto: David Maffei
In un ambiente tranquillo e rilassante, abbiamo risalito il fiume Reno passando da una sponda all’altra grazie a due suggestive passerelle sospese, in particolare il ponte di Vizzano, approcciando dopo oltre quindici chilometri di pianura la lunga e discontinua salita che contraddistingue la tappa: le pendenze si rivelano subito impegnative fino a Mugnano, proseguendo poi più agevoli verso il sentiero del Monte del Frate.

Il Ponte di Vizzano sul Reno - Foto: Elìa Serafini
Dopo il primo scollinamento si scende al piccolo paese di Brento, situato proprio ai piedi della rupe di monte Adone: facciamo scorta di panini e riempiamo le borracce alla fontana pubblica. Ci si innesta ora sulla provinciale per Monzuno, affrontando un lungo tratto obbligato su asfalto, un po’ noioso a dire il vero, in parte evitato con la variante sterrata di Monterumici.

La campagna di Monzuno - Foto: Elìa Serafini
A Monzuno la salita si fa più difficile: le pendenze verso Monte Venere sono infatti piuttosto accentuate nella parte iniziale, salvo poi diminuire nel tratto finale fino ai ripetitori del Poggio Santa Croce. Il tracciato, che ora corre sempre fuori dal bosco, prosegue lungo il crinale regalando vasti panorami su tutte le vallate circostanti. Riusciamo anche a vedere le vette del Cimone e del Corno alle Scale imbiancate dalla nevicata della settimana precedente. Superato il parco eolico del Monte del Galletto, concludiamo in rapida discesa a Madonna dei Fornelli.

Parco eolico del Monte del Galletto - Foto: David Maffei
Seconda sosta al bar del paese per fare il pieno di energie e si riprende con l’ascesa del monte dei Cucchi: dopo la prima parte su asfalto il fondo diventa smosso e irregolare, con le pendenze talvolta elevate che ci obbligheranno a procedere a piedi per alcuni tratti lungo il sentiero che sale nel bosco fino alla croce di vetta.
Raggiunto il vicino Pian di Balestra si prosegue sui pendii del Monte Luario fino alla Piana degli Ossi, una zona ricca di reperti dell’epoca romana, tra cui il ciottolato dell’antica strada Flaminia e i resti di alcune vecchie fornaci. Questo luogo venne così chiamato dagli agricoltori che, da secoli, coltivando questo campo, rinvennero numerosi frammenti bianchi di pietra calcarea non totalmente combusti, scambiandoli per ossa.

Segnaletica nei pressi del Monte Luario - Foto: David Maffei
Il sentiero della Piana degli Ossi, piuttosto fangoso all’interno del bosco, proseguirebbe in ripida salita verso la vetta delle Banditacce: in gran parte non ciclabile, questo tratto della Via degli Dei lo abbiamo evitato con la panoramica discesa su Fratte e la successiva facile salita al Passo della Futa (903m s.l.m.), dove ha termine la prima tappa della nostra Via degli Dei.

Il cimitero militare tedesco al Passo della Futa - Foto: David Maffei
L’indomani ripartiamo per la seconda tappa: ci aspetta la salita al Monte Gazzaro, con le prime rampe veramente impegnative da affrontare a causa della pendenza elevata. Gli scorci che, di tanto in tanto, si aprono sulla conca di Fiorenzuola ci ripagano della fatica. Il sentiero, incastonato in un bel bosco, presenta un fondo sempre ben percorribile e, in breve, ci conduce al Passo dell’Osteria Bruciata.

Il sentiero di Monte Gazzaro - Foto: Elìa Serafini
Si prosegue ora con alcuni saliscendi fino al Monte Alto, addentrandosi in una zona dalla vegetazione folta e rigogliosa: la discesa conclusiva è dapprima divertente su single track, poi un po’ più tecnica su sentiero smosso; nel corso della discesa le carrarecce si fanno via via più larghe e scorrevoli consentendo di scendere con rapidità lungo il versante toscano dell’Appennino. Giungiamo così nelle verdi e fiorite colline del Mugello, costeggiamo l’abitato di Sant’Agata e arriviamo a San Piero a Sieve tenendoci sul crinale della collina. Ci concediamo una pausa, un panino, un caffè e si riparte.

Sentiero per Monte Linari - Foto: David Maffei
Giunti in località Tagliaferro, abbandoniamo l’asfalto, e imbocchiamo l’ultima, lunga, impegnativa salita della traversata. Costeggiamo vecchi poderi abbandonati fino alla Badia del Buonsollazzo e imbocchiamo un sentiero abbastanza impegnativo da percorrere in salita, più per la stanchezza delle nostre gambe, che non per la pendenza o il fondo smosso, diventando più piacevole negli ultimi chilometri, in vista del convento del Monte Senario. Il tracciato diventa ora più panoramico sui prati che scendono veloci a Vetta le Croci e giunti a Fiesole ci gustiamo un bel piatto di tagliatelle al pesto di ortica e ricotta salata.

Nei pressi di Vetta le Croci - Foto: Elìa Serafini
Non ci resta che arrivare in Piazza della Signoria, nel centro storico di Firenze, altra foto di rito e via verso la Stazione FS di Santa Maria Novella.

Arrivo in Piazza della Signoria - Foto: David Maffei
Si conclude così questa due giorni in mountain bike sull’Appennino Tosco-Emiliano. La Via degli Dei ci ha piacevolmente sorpresi, è un bel mix tra storia, cultura e gastronomia. Il paesaggio è sempre suggestivo, sia le colline bolognesi che il Mugello, sanno regalare degli scorci fantastici e il lungo single track che scende dal Passo dell’Osteria Bruciata, aggiunge quel giusto pepe che non fa mai male.

2 commenti:

  1. Bene. Bravi. A breve seguiremo le vostre orme.

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  2. bravi, ottimo articolo. avete il gpx del vs giro con le varianti utilizzate per evitare i tratti non ciclabili? grazie in anticipo

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