Quando organizzi una due giorni in alta quota, c’è una regola aurea che impari a tue spese: il meteo in montagna decide sempre prima di te.
Venerdì 10: L'antipasto in Gardetta (e la "benedizione" d'acqua)
Sabato 11: Il "piano B" che sorprende — Dal Vallone di Elva al Fremo Cuncunà
Curiosità: Il borgo di Elva è un luogo incredibile, che ha vissuto in uno stato di isolamento quasi totale per secoli. Pensate che la primissima vera strada carrozzabile che lo ha collegato al fondovalle attraverso l'orrido del Vallone è stata completata solo nel 1959 (oggi purtroppo di nuovo chiusa per frana). Prima di allora, ci si arrivava solo a piedi o con gli animali da soma passando dai colli!
Il report del percorso
- Partenza e salita: Siamo partiti dal fondovalle della Val Maira, all'altezza del bivio per Stroppo (località Bassura, circa 940 m s.l.m.), comodo per parcheggiare lungo la provinciale. Imboccata la SP113, la salita parte subito con pendenze costanti e mai proibitive verso Stroppo. Passato il borgo, la strada continua a salire regolare su asfalto nel bosco in direzione del Colle Sampeyre, regalando un'ottima ombra nelle giornate più calde, fino a raggiungere lo spartiacque del Colle San Giovanni (1872 m). Qui, nei pressi del rifugio escursionistico (attualmente chiuso per ristrutturazione), finisce la fatica della salita e ci si veste per la discesa.
- La discesa e il Fremo Cuncunà: Abbandonato l'asfalto in corrispondenza del rifugio, ci si tuffa nel sentiero che scende sul versante meridionale. Il primo tratto è un singletrack veloce e guidato che porta dritti alla roccia del Fremo Cuncunà: una sosta fotografica qui è praticamente obbligatoria, ma occhio a dove mettete i piedi (e le ruote) perché l'esposizione sul vuoto è reale ed estrema!
- Divertimento e tecnica: Da lì in poi la discesa diventa un parco giochi: tratti flow e scorrevoli si alternano a sezioni decisamente più tecniche su fondo naturale, tra rocce smosse e radici che richiedono una guida attiva, reattiva e sempre ben centrata sulla bici. Il sentiero mantiene un ritmo dinamico e divertentissimo fino a riportare a Stroppo. Attraversato il paese, un ultimo taglio tecnico tra i tornanti della provinciale ci ha scodellato con precisione svizzera esattamene alle auto al punto di partenza.
In sintesi un anello classico, completo ed estremamente appagante: salita comoda su asfalto senza strappi spacca-gambe e una discesa varia, divertente e mai stucchevole. Consigliatissimo a chiunque abbia una discreta padronanza tecnica sui singletrack di montagna.
Domenica 12: Il "Gitone" d'alta quota — Monte Bellino (2942 m)
Domenica il meteo ci sorride e mantiene la promessa: cielo sgombro in quota e via libera per il piatto forte della trasferta. Finalmente si punta al Monte Bellino, uno dei tour più iconici, imponenti e rappresentativi dell'intera Val Maira.
Il report del percorso
Partenza e traverso: Start direttamente dal Rifugio Campo Base a Chiappera (1640 m). Per risparmiare asfalto, dal borgo di Chiappera ci si immette subito su un eccellente traverso a mezzacosta in direzione Lausetto. Un singletrack panoramico ad alto tasso di divertimento, con brevi strappi tecnici e un fondo compatto alternato a qualche pietraia, che permette di scavalcare sul versante opposto della valle senza regalare neanche un metro di quota.
La salita al Bivacco Carmagnola: Da Lausetto parte la vera scalata lungo la strada ex-militare che risale interamente il Vallone di Traversiera. La pendenza è costante e non fa sconti; il fondo sterrato tiene bene ma presenta diversi tratti erosi dall'acqua. Salendo, gli alberi lasciano spazio ai pascoli e poi alla roccia nuda, fino ad aprirsi nell'ambiente severo e maestoso dei 2840 metri del Bivacco Carmagnola.
Il rush finale in vetta: Mancano circa 100 metri di dislivello per toccare la croce del Monte Bellino (2942 m). Il sentiero di cresta su fondo detritico e instabile richiede circa 15-20 minuti tra pedalata, spintage e un po' di portage. Ma la ricompensa a quasi 3000 metri di quota ripaga di ogni singola goccia di sudore.
Discesa infinita (1300m D-!): La discesa è una picchiata tecnica e continua fino a fondovalle, di quelle che mettono a dura prova braccia, concentrazione e freni.
Primo tratto: Dalla vetta al Colle di Bellino si scende su terreno ripido, smosso e ricamato su traccia esposta: massima precisione e linee pulite.
Nel Vallone di Maurin: Dal colle si entra nel vallone imboccando un singletrack alpino puro: roccia, gradoni e una serie infinita di tornanti.
Rientro: Nella parte centrale e finale il sentiero si fa più flow e ritmico, pur mantenendo sezioni scassate che non permettono di calare l'attenzione fino a quando non ci si ritrova a ruote ferme direttamente al Campo Base.
Note tecniche
Un itinerario grandioso, ma riservato a ciclisti con ottima preparazione fisica e doti di guida consolidate su discese tecniche e accidentate. Mezzo consigliato: MTB Full Suspension. E ricordate: si pedala a quasi 3.000 metri in ambiente totalmente aperto ed esposto, occhio sempre all'evoluzione del meteo prima di partire!
Una due giorni partita con qualche incertezza meteo ma chiusa con il sorriso enorme sotto il casco, a dimostrazione che quando c'è la buona compagnia e la capacità di ridefinire la rotta, la montagna sa sempre regalarti il giro perfetto.
Un grazie enorme agli amici del CAI Pinerolo e a Sergio per la traccia, la guida e la splendida condivisione di questi due giorni!
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